Intervista a Giuseppe Andretta

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fotografia professionale

Come vi avevamo anticipato in questo post dedicato al fotoritocco della pelle, abbiamo fatto una lunga e interessante chiaccherata con Giuseppe Andretta che, in passato, ha tenuto degli affollati corsi dedicati ad Adobe Lightroom presso DgTales.

Eccovi l’intervista integrale!

DGTALES. Comincia raccontandoci i tuoi progetti.

GIUSEPPE. Il 2014 è iniziato con un abbellimento del mio blog (abbandonato da un pezzo) e, spero, con delle informazioni più chiare su ciò che faccio. Molti ancora mi chiedono: ma fai solo corsi? E se ti mando le foto da ritoccare e da stampare? Si faccio anche quello e ho rifatto il sito soprattutto per mia madre che non riesce ancora a spiegarsi cosa faccio nella vita, ora se l’ha capito lei credo sia più chiaro per tutti.
Scherzi a parte. Ho riprogrammato i corsi che tengo qui nel mio studio, provincia di Treviso, nelle giornate di sabato; questi corsi sono molto verticali su argomenti specifici come la gestione del colore, la stampa Fine Art, l’elaborazione delle fotografie con Lightroom o Photoshop ecc.
Oltre a questo sto proseguendo con alcune collaborazioni molto dinamiche ed interessanti, una tra tutte quella con Workshop on the Road. Poi sto iniziando altre nuove collaborazioni, ad esempio con Leica per tenere dei corsi all’interno della Leica Akademie e con alcuni fotografi di cui preferisco non fare il nome per la post produzione delle loro fotografie o per la produzione di prove colore certificate.

D. Veniamo poi al tuo “pane quotidiano”. Parlando di software, si ha spesso la sensazione che molti fotografi, anche “pro”, considerino Adobe Lightroom quasi solo come uno strumento di archiviazione o comunque di elaborazione superficiale, ad esempio per una provinatura. Nei tuoi corsi si scopre invece che è molto più di questo…

G. Certamente Photoshop Lightroom non è solo un software di archiviazione ma, come minimo, offre tutte le possibilità di correzione e ritocco di Adobe Camera Raw. Inoltre contiene strumenti e funzione per il solo flusso di lavoro del fotografo, come la pubblicazione o la stampa diretta dal file raw senza doverlo convertire in Tiff.
Io credo, inoltre, che tantissime funzioni non vengano usate per semplice pigrizia dell’utente. Mi spiego meglio. Tante volte si aprono i file raw con Camera Raw (senza modificarli) per poi passare subito in Photoshop, solo perché si sanno fare certe operazioni ‘solo’ con gli strumenti di Photoshop come curve, livelli e selezioni. Le stesse regolazioni si possono applicare (in modo molto più efficace) durante lo sviluppo del file raw; se non si sfruttano questi passaggi mi chiedo perché allora si scatta in raw e non in Jpeg o Tiff? Incontro ancora spessissimo fotografi professionisti che non sono consapevoli del fatto che, anche in Lightroom, si possono eseguire dei ritocchi localizzati con pennelli e filtri graduati. Poi, quando li scoprono, realizzano che sono anche più facili da usare e non richiedono selezioni.

D. E per quanto riguarda l’eterno dilemma: quale software utilizzare per lo sviluppo dei file raw? Meglio preferire quello fornito dalla casa di produzione della fotocamera, Photoshop Camera Raw o ancora Lightroom? Ha senso porsi la domanda?

G. Ha senso porsi la domanda finché non si è deciso con quale software lavorare, nel senso di ‘trovarsi a proprio agio’. Non credo che usare un software per l’archiviazione, uno per lo sviluppo e poi Photoshop sia un flusso di lavoro efficace. Magari sufficiente come risultato ma sicuramente lento.
Intendo dire che è normale che diversi ‘convertitori’ di file raw – come quelli di Adobe, Apple, Phase One, Nikon ecc. – producano risultati diversi dagli stessi dati; semplicemente per il fatto che i dati raw sono solo le informazioni per costruire un’immagine e non l’immagine finale. Per usare una analogia: i file raw contengono solo i mattoni, come viene costruita la casa poi dipende dai materiali, dalle tecniche ma anche dal ‘gusto’ che c’hanno messo i vari ingegneri nella scrittura del processo di costruzione dell’immagine.
In parole semplici software diversi hanno costruzioni diverse, almeno in partenza; ciò significa che, dagli stessi dati, cominciano a rappresentare immagini più o meno contrastate, nitide e con colori diversi e questo è stato deciso ‘a monte’ da chi ha scritto il software. Dopodiché ogni utente può personalizzare quella stessa immagine come vuole. Per me l’importante è che un fotografo scelga un unico software che gli permetta di gestire ‘tutto’ il flusso di lavoro e, attualmente, le scelte si riducono a Lightroom, Capture One e Aperture.
Personalmente uso Lightroom ma devo riconoscere che Capture One ha delle caratteristiche veramente notevoli e degli strumenti di correzione molto più efficaci di Lightroom. È un peccato che lo abbia sempre visto usare come software per l’acquisizione e, come al solito, di ‘passaggio’ verso Photoshop.

D. Il digitale, tanto vituperato da alcuni puristi, ha di fatto messo nelle mani del fotografo – amatore o professionista che sia – la possibilità concreta di seguire tutti i passaggi creativi che portano all’immagine finale, passando cioè dallo sviluppo all’elaborazione, fino alla stampa. In quale di questi ambiti, in genere, sono meno preparate le persone che si rivolgono a te? Quali sono i primi passi fondamentali nella direzione di un serio aggiornamento in materia?

G. Sono contento di questa domanda perché mi da modo di esprimere alcune riflessioni che ho fatto in questo decennio di digitalizzazione della fotografia. È vero che la tecnica fotografica, passando in digitale, è diventata diffusissima e di una praticità mai raggiunta in precedenza ma, come ho specificato io, è la tecnica che si è digitalizzata ‘non’ la fotografia.
Certo, ora tutti possono scattare, vedere subito le foto nel computer e stamparle con una stampante collegata. Prima si aspettavano giorni perché solo una minima percentuale di utenti sviluppava e stampava le proprie immagini. Se è per questo, però, anche pochi professionisti lo facevano. Voglio dire che era netta la separazione tra i ruoli di ripresa e di ‘sviluppo e stampa’. Il digitale permette ad ogni utente di accedere con facilità, almeno così può sembrare, a tutti questi ruoli, se vogliamo definirli così. Certo che non è facile essere un bravo fotografo e anche bravo ritoccatore e anche bravo stampatore.
Ritornando alla domanda, dunque, la mia esperienza mi ha permesso di compilare una specie di classifica sui temi dove ho incontrato più carenze, sia da parte di fotoamatori che di professionisti. In primo posto metto la gestione digitale del colore. Pochissime persone, che ho incontrato in questi ultimi dieci anni, avevano chiari i concetti di riproduzione del colore. Intendo dire che cosa sono i profili ICC, come si converte un documento, ecc.
Poi sicuramente la stampa. Molti fotografi professionisti, ma anche stampatori hanno difficoltà a districarsi tra le impostazioni di driver o RIP di stampa e finiscono spesso per rovinare un’ottima foto e, magari, anche ben elaborata.
Credo sia abbastanza normale in quanto più ‘settori’ dobbiamo controllare e più si devono allargare le nostre conoscenze e competente. Dunque se la pretesa è quella di seguire tutto il flusso di lavoro allora è necessario studiare la fotografia ma anche l’uso dei software, della gestione dl colore e delle opzioni di stampa digitale. Io ho avuto la fortuna di occuparmi professionalmente di tutti e tre queste cose, facendo prima la gavetta in camera oscura, poi l’assistente e il fotografo freelance, e poi ancora lo stampatore digitale per finire a fare l’istruttore di software per l’editing di immagini digitali e il consulente per la gestione digitale del colore; capisco però che è stata una carriera decisamente particolare e non ho mai incontrato, finora, nessun collega con questo bagaglio di esperienze.

D. Che tipo di percorso consiglieresti, invece, a chi interessato ad intraprendere specificatamente una carriera nel settore dell’elaborazione digitale (post-produzione, rendering, animazione…)? Ritieni necessiti ugualmente di competenze fotografiche?

G. Il consiglio che gli posso dare è, innanzitutto, di studiare i manuali ed approfondire l’uso di software con un istruttore o un serio professionista. Ad esempio quando ho voluto migliorare le mie tecniche sul ritocco di beauty ho seguito il lavoro di vari professionisti del settore, come Natalia Taffarel per esempio. Ho comprato i suoi video tutorial e ho studiato le sue tecniche personalizzandole secondo il mio gusto. Non avrei mai potuto raggiungere certi risultati da autodidatta. La formazione ed il confronto con i professionisti del settore è fondamentale.
Per quanto riguarda la seconda domanda, io inviterei un fotoritoccatore più a guardare tante fotografie sulle riviste o siti che interessano (moda, beauty, natura, ecc.) piuttosto che sviluppare delle competenze fotografiche. Nel mio lavoro di post produzione non mi aiuta conoscere la profondità di campo o le regole di composizione ma come la luce interagisce sui materiali. Credo sia più importante guardare una fotografia e capire come si sviluppano luci ed ombre per poi essere in grado di ritoccare in maniere credibile fino all’ultimo dettaglio.

D. Grazie Giuseppe per il tempo che ci hai dedicato.

G. Grazie a voi per l’opportunità e ad ogni lettore per la pazienza di aver letto fin qui, spero possa essere stato utile.

giuseppe andretta


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